"In Olga rivive la Germania del '900"

L'autore tedesco: "Ama un uomo che insegue l'eccesso. Come la nazione..."

Dopo il successo mondiale di Il lettore (diventato poi un film, The Reader, che è valso l'Oscar a Kate Winslet nel 2009) Bernhard Schlink, scrittore tedesco nato nel 1944, ex giudice della Corte costituzionale, professore di Filosofia del diritto alla Humboldt Universität di Berlino, ha scritto Olga: un altro bestseller nel suo Paese, che ora arriva in Italia (Neri Pozza, pagg. 222, euro 17) insieme all'autore, che sarà questa sera a Milano, al Teatro Parenti (ore 19, con Antonio Scurati). Nel nuovo romanzo la protagonista è una donna, Olga appunto, la cui vita attraversa quasi un secolo di storia tedesca, dalla fine dell'Ottocento alle soglie della riunificazione. Una donna che cerca tenacemente di ottenere una istruzione e di diventare insegnante, e che vive un amore tormentato (e sfortunato) con Herbert, figlio della famiglia più ricca del villaggio. «Ci ha pensato la storia stessa a creare un legame con la Storia - dice Schlink - La Storia è tutto il tempo in cui Olga e Herbert hanno vissuto, si sono incontrati, si sono amati e si sono persi».

Come nel Lettore, anche qui racconta di un amore a suo modo scandaloso?

«Per me non esiste l'amore normale, come non esiste l'amore scandaloso: esiste solo l'amore».

Esiste un amore così potente come quello di Olga per Herbert, che supera perfino il tempo, la distanza e la morte?

«Questo amore non è sempre lo stesso: cambia nel tempo. È diverso quando lui è presente, e quando è assente, ed è diverso quando Olga pensa che lui sia morto. Però, se si accetta questo amore con tante forme diverse, credo di sì».

Olga rimprovera a Herbert di rincorrere l'eccesso, e vede in questo la cifra della Germania.

«Herbert appartiene alla generazione che insegue l'eccesso, che vuole essere sempre più grande e vuole che la Germania diventi sempre più grande. In questo condivide i sogni dell'Impero mondiale degli inglesi. Ma in Herbert è più una nostalgia, un desiderio, che diventa amore per il deserto: quello di sabbia prima, e quello di ghiaccio poi. E questo desiderio alimenta in lui delle fantasie, che poi si riveleranno fantasie per il nulla: il nichilismo, che è poi il tema di una nazione intera».

Ma per lei è così, è stato questo il destino della Germania?

«È quello che ritiene Olga, che vede il destino della Germania in questo nichilismo, questo desiderio estremo di eccesso, condiviso da molti tedeschi della sua generazione, e che poi prosegue, con conseguenze terribili, nel terzo Reich».

È nato nel '44. Perché torna ad occuparsi della colpa tedesca?

«Nel Lettore mi sono occupato soprattutto del rapporto fra la generazione del dopoguerra, quella a cui appartengo io, e quella precedente, quella dei miei genitori e professori, che hanno vissuto durante la guerra e nel terzo Reich, che ne hanno visto le nefandezze e vi hanno addirittura partecipato. In Olga è diverso».

Olga pensa di avere educato male Eik, il bambino di cui si è occupata, e che entra nelle SS.

«Olga si chiede se abbia trasmesso al piccolo Eik una immagine troppo positiva di Herbert e dei suoi sogni fantasiosi. Si muove dei rimproveri per come lo ha cresciuto, ma è una colpa totalmente diversa».

Suo padre Edmund Schlink era un teologo importante. È vero che fu rimosso dai nazisti?

«È vero, era un teologo ed ebbe difficoltà durante il terzo Reich: perse la cattedra all'università e fu costretto a diventare parroco in una comunità. Era specializzato in dogmatica. Io ho studiato diritto e mi ha aiutato: noi giuristi siamo molto dogmatici...»

L'ha influenzata?

«Mi ha influenzato nel modo di pensare e di esprimere il mio pensiero. Anche perché era molto presente: pranzava ogni giorno a casa, e assistevo sempre alle discussioni con i suoi colleghi».